Canada: l'ordine di blocco copre anche i siti pirata che non esistono ancora

24.07.2026 7
Canada: l'ordine di blocco copre anche i siti pirata che non esistono ancora

Il Canada ha superato una linea che gli altri regimi di blocco dei siti avevano solo sfiorato. Il 3 luglio 2026 il giudice federale Southcott ha firmato un ordine (fascicolo T-1127-26) che obbliga i maggiori provider del Paese a bloccare 13 marchi della pirateria, tra cui 123Movies e FMovies. La novità non è la lista di blocco. È la clausola che consente ai titolari dei diritti di aggiungere nuovi domini per due anni senza tornare mai davanti a un giudice.

Chi ha presentato il ricorso e quali provider devono bloccare

La richiesta arriva da una coalizione di emittenti canadesi e studi di Hollywood: Rogers, TVA, Netflix, Disney e Warner Bros. L'ordine ricade su Bell, Rogers, Telus e TekSavvy, che devono filtrare gli obiettivi elencati per i propri abbonati. La lista iniziale è modesta per gli standard internazionali, 13 domini più cinque sottodomini, e copre due mondi molto diversi della pirateria.

  • Servizi IPTV: Apollo Group TV, Diablo IPTV, GLO TV, IPGuys, Jio TV e Smart4K/Platinum.
  • Siti di streaming: 123Movies, Cineby, FMovies, HydraHD, Putlocker, TheTVApp e WatchSeries.
  • Durata: due anni, con la lista aggiornabile ogni 10 giorni lavorativi.

Cosa significa davvero "ambito esteso"

L'espressione sembra un dettaglio procedurale, ed è proprio per questo che conta. Con la clausola sull'ambito esteso i titolari possono allargare il blocco a "piattaforme analogamente illecite operanti con altri marchi", mai discusse in aula. Per aggiungere un obiettivo basta un affidavit che confermi quattro punti: la distribuzione non autorizzata è lo scopo unico o prevalente, il servizio funziona come quelli già indicati, è raggiungibile dal Canada e il suo gestore è stato avvisato con sette giorni di anticipo. Se nessun provider si oppone entro cinque giorni lavorativi, la lista aggiornata entra in vigore in automatico. Nessuna udienza, nessuna firma del giudice.

Da GoldTV al blocco automatico della pirateria

Il primo ordine di blocco canadese, il caso GoldTV del 2019, indicava domini specifici e nulla più. Ogni volta che un gestore si spostava su un dominio nuovo, i titolari dovevano tornare in tribunale. Gli ordini successivi contro Soap2Day e i servizi di stream-ripping permettevano di aggiornare la lista, ma ogni giro doveva comunque passare da un giudice. Questo ordine è il primo in Canada a togliere del tutto il tribunale dal circuito, ed è esattamente ciò che volevano i ricorrenti: i siti pirata rinascono con un altro nome nel giro di ore, mentre una causa dura mesi.

La stessa logica ha già prodotto una svolta altrove. I tribunali britannici hanno fatto da apripista quando un giudice ha concesso agli studi di Hollywood un ordine omnibus senza precedenti esteso a obiettivi non ancora identificati. Il Canada ha importato il modello con un controllo giudiziario ancora più leggero della versione britannica.

I blocchi si allargano, i tribunali restano divisi

Accadono due cose insieme: gli ordini salgono lungo gli strati della rete e a ogni piano incontrano opposizione. In Europa un tribunale belga ha tirato dentro i giganti dell'infrastruttura quando ha imposto a Cloudflare e Google di bloccare l'IPTV pirata risparmiando però il loro DNS pubblico. La Francia è salita ancora: un tribunale di Parigi ha ordinato a cinque grandi VPN di bloccare gli stream pirata. La direzione però non è unica: la corte suprema bulgara ha stabilito che il blocco generalizzato dei siti pirata è giuridicamente impossibile secondo le sue regole.

L'ordine canadese qualche limite ce l'ha. È legato al catalogo dei ricorrenti e non ai diritti che potrebbero acquisire in futuro, e i gestori vanno avvisati prima che il dominio venga filtrato. TekSavvy, il provider più piccolo dell'elenco, non si è opposto formalmente alla richiesta ma sul principio è stato netto, definendo gli ordini di blocco "una grave violazione della neutralità della rete e un cambiamento fondamentale di ciò che facciamo come provider".

Perché conviene leggere le clausole in piccolo

Il blocco passa dal filtraggio DNS e IP, due strumenti grezzi. Quando un dominio viene filtrato a livello di resolver, sparisce tutto ciò che vive sotto quel nome, sottodomini e servizi estranei alla controversia compresi. Aggiungete una lista che ora può crescere ogni 10 giorni lavorativi senza un giudice che verifichi le prove, e lo spazio per errori silenziosi cresce di conseguenza. La finestra per opporsi appartiene ai provider, non agli utenti né ai siti colpiti, e i provider hanno pochi motivi commerciali per contestare ogni singola voce.

Tutto questo arriva in un Paese che stringe già altrove. In primavera Ottawa ha spinto sull'accesso alla crittografia e la legge C-26 ha spinto Signal e diversi servizi VPN fuori dal mercato canadese. Uno Stato che allarga i blocchi automatici e restringe gli strumenti cifrati sta dicendo parecchio sui prossimi anni.

Importante: Un ordine ad ambito esteso non punta agli utenti comuni, ma l'impianto tecnico su cui si regge è condiviso. Il filtraggio a livello di resolver e i blocchi IP colpiscono regolarmente servizi legittimi ospitati dietro la stessa infrastruttura, e un sito bloccato per errore non ha una via rapida per farsi ascoltare.

Per un abbonato qualsiasi la questione pratica non è la pirateria ma il controllo sulla propria connessione. Il filtraggio applicato dal provider di accesso agisce sul traffico che riesce a vedere: per questo tunnel cifrati e DNS indipendenti tornano di continuo in queste cause, e per questo l'applicazione ha iniziato a mirare anche a quei livelli. Se usate il peer-to-peer per trasferimenti del tutto legali, questa ondata è un buon motivo per capire come traffico P2P e privacy si intreccino davvero prima che la lista del vostro operatore riceva il prossimo aggiornamento automatico.

Conclusione: L'ordine canadese è una piccola lista di blocco avvolta attorno a un grande precedente. Tredici marchi sono una nota a piè di pagina; la notizia è la licenza biennale a bloccare siti futuri con un affidavit, senza un giudice nella stanza. Altrove i tribunali restano divisi su quanto ci si possa spingere, e il Canada si è appena piazzato sul lato più permissivo della discussione.

Sullo stesso tema: un tribunale francese tiene congelati 197.000 euro per post sul cambio di DNS.

Tag: vpn canada blocco siti pirateria copyright diritti digitali censura

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