Il Consiglio dell'Unione Europea ha utilizzato una procedura scritta il 2 luglio 2026 per resuscitare il Chat Control, il regime di scansione volontaria dei messaggi scaduto legalmente ad aprile, camuffandolo da nuova legislazione piuttosto che come un'estensione che il Parlamento Europeo aveva già rifiutato.
Una corsia preferenziale per aggirare una legge scaduta
Il Parlamento ha respinto una seconda estensione della deroga provvisoria ePrivacy il 25 marzo 2026, lasciando scadere il regime di scansione volontaria il 4 aprile. Poiché una norma scaduta non può essere semplicemente "estesa" senza il consenso del Parlamento, gli ambasciatori dell'UE hanno intrapreso una strada diversa: hanno riscritto lo stesso testo come un regolamento formalmente nuovo e hanno adottato una posizione del Consiglio al riguardo tramite procedura scritta - un processo rapido e a bassa visibilità tra i rappresentanti degli stati membri che salta del tutto il dibattito aperto.
Calcolato per cogliere il Parlamento alla sprovvista
Il testo del Consiglio dovrebbe arrivare all'ordine del giorno del Parlamento Europeo già questo martedì, con procedura d'urgenza, con un voto in aula spinto verso l'ultima sessione prima della pausa estiva - un giorno in cui molti eurodeputati storicamente hanno già lasciato Bruxelles. Poiché il dossier ha già raggiunto la seconda lettura, bloccare la posizione del Consiglio richiede la maggioranza assoluta di tutti gli eurodeputati, non solo di quelli presenti, un ostacolo che i critici del Chat Control definiscono "quasi insormontabile" di fronte a un'aula semi-vuota.
Cosa permetteva realmente il regime scaduto
La norma decaduta è limitata ma ricca di conseguenze: una deroga e-Privacy, introdotta per la prima volta nel 2021, che consente ai provider di messaggistica ed e-mail come Meta e Google di scansionare volontariamente le comunicazioni private alla ricerca di materiale noto di abusi sessuali su minori senza violare la legge dell'UE sulla riservatezza delle comunicazioni. Il voto del Parlamento del 25 marzo ha deliberatamente lasciato scadere tale copertura legale piuttosto che rinnovarla una seconda volta, sostenendo che equivalesse a una sorveglianza senza controllo giudiziario. La procedura scritta del Consiglio di questa settimana cerca di restituire ai provider tale copertura legale, semplicemente avvolta in un nuovo numero di proposta di legge.
Perché la crittografia è ancora in pericolo
La Electronic Frontier Foundation aveva avvertito già ad aprile che il rifiuto del Parlamento non sarebbe stato la fine della storia, descrivendo la proposta di scansione come uno "zombie" che continua a tornare sotto nuove forme. La procedura scritta di questa settimana è esattamente lo svolgersi di quello stesso schema: la battaglia sulla scansione obbligatoria sul Chat Control 2.0 continua nei colloqui del trilogo, mentre il Consiglio utilizza scorciatoie procedurali per mantenere in vita il regime di scansione volontaria nel frattempo. Entrambi i percorsi si appoggiano alle stesse piattaforme - Meta, Google e altri provider di messaggistica - che dovrebbero scansionare le chat private per conformarsi.
Ogni versione di questa battaglia ha la stessa conclusione pratica per gli utenti comuni: più le piattaforme vengono pressate per scansionare o indebolire la crittografia dalla loro parte, più gli europei attenti alla privacy si affidano a strumenti come una VPN per mantenere il proprio traffico e i metadati fuori dalla portata sia degli scanner che della sorveglianza a livello di rete.
Conclusione
• Chat Control 1.0: EU Council forces messenger scans via fast-track - heise online
• EU Parliament Blocks Mass-Scanning of Our Chats - What's Next? - EFF