L'ex premier francese Attal vuole poter bloccare i social nelle zone delle rivolte
Gabriel Attal, ex primo ministro francese, oggi alla guida del partito di Emmanuel Macron e candidato alla presidenza, vuole che il governo possa spegnere i social network nelle zone colpite dalle rivolte. Intervenuto lunedì 19 ottobre a RTL, ha detto che il blocco «deve essere temporaneo e mirato alle zone in cui si svolgono le rivolte». Su X ha scritto che lo Stato «deve poter bloccare in modo temporaneo e selettivo l'accesso ad alcune piattaforme», da lui definite «il punto di ritrovo dei rivoltosi». Il governo non ha annunciato alcun blocco di X, TikTok o Snapchat.
Cosa è successo
Sabato 17 ottobre le proteste in tutto il Paese contro il carovita e le cattive condizioni delle scuole sono degenerate in violenze in diverse città. Gruppi di manifestanti hanno aggredito la polizia, saccheggiato negozi e appiccato incendi. Secondo il ministero dell'Interno, riporta France 24, nel fine settimana sono state arrestate quasi 2.400 persone e sono rimasti feriti quasi 1.000 agenti di polizia e gendarmi. Lunedì il primo ministro Sébastien Lecornu ha chiesto ai prefetti di imporre coprifuoco «parziali» e «localizzati», mentre Marsiglia ha vietato le manifestazioni per l'intera giornata.
Secondo Attal, i punti di ritrovo vengono organizzati sui social network e i video dei saccheggi spingono altri a imitarli. Ha però aggiunto che i manifestanti pacifici avanzano richieste legittime che vanno ascoltate: «Non possiamo accettare che in Francia non ci possano più essere manifestazioni».
Bruxelles: le piattaforme devono agire, nessun cenno al blocco
La Commissione europea, che vigila sulle grandi piattaforme in base al Digital Services Act, ha fatto sapere lo stesso giorno di essere in «stretto contatto» con Arcom, l'autorità francese di regolamentazione dei media. «Quando le piattaforme online vengono a conoscenza o sospettano che possa essere commesso un reato, devono intervenire in modo proattivo e informare le autorità nazionali», ha dichiarato il portavoce della Commissione Thomas Regnier. Bruxelles non ha commentato l'idea di Attal di oscurare interi servizi. Un altro portavoce dell'UE ha precisato che i manifestanti pacifici «non devono essere confusi con chi commette violenze».
La Francia lo ha già fatto
Quella di Attal non è una proposta nuova. Da primo ministro, nel maggio 2024, aveva fatto bloccare TikTok in Nuova Caledonia durante rivolte che avevano causato vittime. Il blocco è durato dal 15 al 29 maggio. La Quadrature du Net, la Lega per i diritti dell'uomo e alcuni residenti hanno portato il caso davanti al Conseil d'État, la massima giurisdizione amministrativa francese.
Il 1° aprile 2025 il tribunale ha dichiarato illegittimo il blocco. Secondo la sentenza, in assenza di una legge specifica il governo può oscurare un social network solo in circostanze eccezionali e soltanto:
- se il blocco è indispensabile e non è possibile adottare subito una misura tecnica meno invasiva;
- in via provvisoria;
- per il tempo strettamente necessario a individuare e mettere in atto quelle alternative.
Il blocco del 2024 non aveva una data di scadenza e non era legato alla mancanza di alternative, per cui il tribunale lo ha giudicato una lesione «sproporzionata» dei diritti. I critici hanno osservato che la sentenza ha comunque riconosciuto il principio secondo cui blocchi del genere possono essere legittimi. L'avvocato Alexandre Archambault ha spiegato a Cryptoast che un blocco nella Francia metropolitana potrebbe arrivare solo al termine di un procedimento giudiziario.
Perché è importante
Spegnere i social network durante le proteste è una pratica che di solito si associa a Paesi come Iran, India o Guinea Equatoriale. Ora a proporla apertamente è uno dei principali candidati alla presidenza di un Paese dell'UE, dopo che il suo stesso governo vi aveva già fatto ricorso una volta. Blocchi di questo tipo vengono applicati dagli operatori di rete mobile e fissa, quindi tagliano fuori anche chi abita nella zona e non ha nulla a che fare con le rivolte, mentre una connessione VPN li aggira. Come i Paesi europei bloccano siti e servizi senza passare da un giudice è spiegato nella nostra guida paese per paese.
Per ora si tratta della proposta di un candidato, non di una decisione del governo. Le elezioni presidenziali si terranno nel 2027.
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