Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, ha pubblicato un messaggio urgente agli utenti in Spagna, avvertendo di una nuova minaccia alle libertà di internet. Secondo lui, il governo di Pedro Sánchez sta preparando un quadro legislativo che, con il pretesto della «protezione», potrebbe trasformare il paese in uno stato di sorveglianza digitale totale.
1. Colpo all'anonimato: Biometria per l'accesso
Durov pone l'accento sul primo punto delle nuove regole: il divieto dei social media per i minori di 16 anni con verifica dell'età obbligatoria. Questo suona come protezione dei minori, ma in pratica richiede l'implementazione di controlli d'identità rigorosi (documento d'identità o biometria) per tutti gli utenti.
Il pericolo: Questo crea un precedente per la de-anonimizzazione di ogni utente di internet. Ciò che inizia con il controllo dei minori apre le porte alla raccolta massiccia di dati di tutti i cittadini, distruggendo la possibilità di una comunicazione libera e anonima.
2. Censura attraverso la paura: Carcere per i dirigenti IT
Il secondo segnale allarmante è l'introduzione della responsabilità penale per i dirigenti delle piattaforme. Se il contenuto «illegale» o «dannoso» non viene rimosso istantaneamente, i top manager rischiano pene detentive reali.
Secondo Durov, questo porterà inevitabilmente all'iper-censura. Per evitare rischi, le piattaforme rimuoveranno qualsiasi opinione controversa, critica politica e giornalismo investigativo. La tua voce potrebbe essere messa a tacere semplicemente perché sfida lo status quo.
3. Criminalizzazione degli algoritmi e «impronta di odio»
Le nuove leggi propongono di considerare reato la promozione algoritmica di contenuti «dannosi», oltre a obbligare le piattaforme a riferire su come «alimentano la polarizzazione».
- Camere dell'eco di Stato: Le autorità detteranno esattamente cosa vedi nel tuo feed, sostituendo la libera esplorazione delle idee con propaganda curata.
- Strumento di repressione: Definizioni vaghe di «odio» permetteranno di etichettare qualsiasi critica al governo come «divisiva», portando a multe e blocchi dell'opposizione.