Clearview ha costruito un'IA che trasforma un volto in un dossier
Per sei anni Clearview AI ha trasformato volti in nomi per la polizia. WIRED ha ora trovato il passo successivo dentro il codice del sito della società stessa: un assistente mai rilasciato chiamato InquiryIQ, pensato per prendere una corrispondenza facciale e andare poi a cercare da solo tutto il resto sulla persona. Clearview dice che è un prototipo e che nessun agente lo ha mai usato.
In breve
- InquiryIQ parte dai dettagli di una ricerca facciale e si dirama nel web: apre pagine, analizza immagini, ripassa le foto trovate attraverso il riconoscimento facciale.
- Costruisce un «Candidate Graph» di identità e contatti possibili, più indirizzi, numeri di telefono, datori di lavoro, profili social, pseudonimi e precedenti di arresto.
- L'interfaccia afferma che fornire età, genere ed etnia aiuta il sistema a prendere decisioni più intelligenti, e fra i modelli elenca quello di xAI, la società di Elon Musk.
- WIRED lo ha trovato nei file che la pagina di accesso di Clearview consegna a qualsiasi visitatore ancora prima dell'autenticazione.
Trovato sulla porta di casa
Non è stato violato nulla. Quando si apre la pagina di accesso di Clearview, il browser scarica i file che gli servono per disegnare l'interfaccia, e quei file si sono rivelati più loquaci del previsto: codice più migliaia di righe di testo dell'interfaccia, fra cui istruzioni, avvertenze e descrizioni delle funzioni. Un mese prima WIRED aveva usato lo stesso metodo su Flock Safety, ricostruendo l'interfaccia di uno strumento di ricerca mai rilasciato a partire da file serviti pubblicamente.
Che cosa dovrebbe fare per progetto
- Un investigatore esegue una normale ricerca facciale su Clearview e segna i dettagli che ritiene rilevanti.
- Quei dettagli finiscono in un profilo insieme a età, genere, etnia, colore di capelli e occhi. L'interfaccia sostiene che questo aiuta l'IA a prendere decisioni più intelligenti durante le ricerche.
- L'assistente cerca sul web e su fonti di immagini, apre pagine e fa passare attraverso il riconoscimento facciale di Clearview le fotografie che incontra strada facendo.
- Restituisce un Candidate Graph di identità e contatti possibili e completa il profilo con possibili indirizzi, numeri di telefono, datori di lavoro, profili social, precedenti di arresto e pseudonimi.
- L'agente accetta o rifiuta ogni risultato. L'avvertenza della stessa Clearview dice che i dati demografici, social e giudiziari generati possono essere accurati oppure no, e l'agente deve attestare di averli verificati in modo indipendente.
Nel prototipo esaminato da WIRED l'interfaccia includeva un selettore del modello incaricato del ragionamento, con xAI e Amazon Bedrock in elenco. L'amministratore delegato Amos Kyler dice che quel selettore serviva agli ingegneri per confrontare i modelli durante i test, non alla polizia per sceglierne uno. Amazon ha comunicato a WIRED che AWS non è coinvolta nello sviluppo di InquiryIQ.
Perché i ricercatori parlano di rovistamento digitale
Andrew Guthrie Ferguson, professore di diritto alla George Washington University che studia IA e attività di polizia, usa questa espressione per indagini automatizzate di questo tipo. Il punto non è che un singolo fatto sia segreto. Il punto è che fatti prima sparsi in luoghi separati, ciascuno dei quali richiedeva che qualcuno andasse a cercarlo, vengono tirati insieme in un unico profilo alla velocità di una macchina.
Woodrow Hartzog, studioso di privacy alla Boston University, ne dà la versione più netta: la fatica necessaria per indagare su una persona era essa stessa una protezione, e nessuno ha scritto regole contro una sorveglianza semplicemente troppo laboriosa per essere fatta su larga scala.
Le tutele della privacy che abbiamo oggi sono state costruite soprattutto in un mondo che presupponeva una certa frizione nella capacità dei governi di raccogliere informazioni sulle persone.
Woodrow Hartzog, Boston University, a WIRED
La conseguenza pratica non è che la polizia risolva più casi, per quanto possa accadere. È che controllare qualcuno diventa abbastanza economico da farlo per intuizione. Una ricerca che sarebbe costata una settimana a un investigatore ora vale la pena anche solo su un forse.
L'essere umano nel circuito
La risposta di Clearview a tutto questo è che una persona rivede ogni affermazione e che lo strumento fa emergere spunti, non conclusioni. La replica di Hartzog è che chi si vede servire risposte sicure tutto il giorno finisce per diventare un timbro.
Un esempio documentato esiste già, e con InquiryIQ non c'entra nulla. In un caso del Minnesota, United States v. Sant, con agenti sotto copertura della sicurezza interna e sorveglianza di attivisti politici, la difesa ha ottenuto un rapporto Clearview costruito su circa quindici anni di fotografie di proteste. Tutti i risultati risultavano accettati dallo stesso utente, compresa una corrispondenza che la stessa Clearview aveva etichettato come meno probabile e che si può esportare solo se qualcuno la accetta. La difesa sostiene che il rapporto abbia rastrellato foto di un uomo del tutto diverso, insieme a quelle della moglie incinta e della figlia piccola.
Michael Price, direttore del contenzioso del Fourth Amendment Center dell'associazione nazionale degli avvocati penalisti, pone la questione dell'affidabilità nei termini che userebbe un tribunale, perché questo materiale può finire a sostenere un fondato motivo.
A un chatbot incline alle allucinazioni non si affiderebbe il ruolo di informatore in nessun'altra circostanza ordinaria.
Michael Price, Fourth Amendment Center della NACDL, a WIRED
La direzione non è nuova
Un brevetto Clearview depositato nell'agosto 2020 e concesso nel febbraio 2022 descriveva già un crawler che raccoglie immagini di volti insieme alle informazioni personali collegate e, trovata una corrispondenza probabile, restituisce nome, indirizzo, numero di telefono, email e collegamenti a pagine social, professionali e del datore di lavoro. Fra gli usi elencava il controllo dei precedenti a partire dal volto e prevedeva di individuare un secondo volto in una fotografia per stabilire una relazione fra le persone ritratte.
La presentazione dell'azienda ai clienti dell'intelligence e della difesa lo dice più crudamente di qualsiasi critico: la raccolta tradizionale parte da selettori noti come un numero di telefono o un indirizzo email, e con gli strumenti di Clearview il selettore è il volto della persona.
- Il New York Times rivela che Clearview ha raccolto più di 3 miliardi di immagini. Arrivano cause e indagini, la raccolta prosegue.
- Clearview deposita il brevetto del crawler che lega volti a nomi, indirizzi e datori di lavoro. Concesso nel febbraio 2022.
- La dogana statunitense chiede 15 licenze Clearview per il personale di intelligence, citando l'analisi delle reti.
- WIRED pubblica InquiryIQ, trovato nei file di accesso serviti pubblicamente da Clearview.
Clearview non è nemmeno sola. Piattaforme di intelligence vendute alle forze dell'ordine, fra cui SocialNet di ShadowDragon, Tangles di Penlink e Fivecast, aiutano già gli investigatori a far emergere pseudonimi e contatti e a mappare l'impronta digitale di una persona.
Un vantaggio onesto
Ferguson segnala una cosa che i critici di solito saltano. Gli investigatori già frugano nelle banche dati, scartano piste e seguono intuizioni senza annotare quasi nulla. Un sistema che conserva le proprie richieste, le ricerche, il modello scelto e i percorsi seguiti lascia una traccia più verificabile di un essere umano. Lo chiama uno spiraglio di luce, poi aggiunge che in sedici anni passati a osservare la tecnologia della polizia ha visto sempre lo stesso copione: prima si adotta, le regole si scrivono dopo.
Che cosa significa se nessuno vi sta indagando
La parte scomoda di questa storia è che niente della materia prima è rubato. È la foto in cui vi ha taggati un conoscente, il vecchio profilo su un forum, la pagina aziendale con l'elenco del reparto, il trafiletto del giornale locale con il vostro nome. Innocuo preso singolarmente, un dossier una volta messo insieme, e l'unica cosa che teneva separati quei pezzi era che raccoglierli costava diversi giorni di lavoro umano.
La VPN va citata qui solo per escluderla. Cambia il percorso del vostro traffico e l'indirizzo che i servizi vedono. Non cambia nulla del materiale che voi o altri avete pubblicato anni fa con il vostro nome e il vostro volto. Qui funzionano le cose noiose: che cosa pubblicate, che cosa lasciate taggare agli altri e quanto del vostro volto sta già su pagine aperte.